lunedì, marzo 28, 2011

Secondo il Tribunale costituzionale tedesco se lo Stato non riesce a garantire una detenzione dignitosa il detenuto va rilasciato



Due persone, rinchiuse per 23 ore in una cella di 8 metri quadrati con annessa toilette non separata: una detenzione in simili condizioni lede la dignità umana. Così ha stabilito il I Senato del Tribunale costituzionale tedesca (Bverfg) il 9 marzo nella procedura 1 BVR 409/09. Ma la sentenza sorprende soprattutto per l’osservazione aggiuntiva: se, per motivi di sovraffollamento non è possibile garantire una detenzione rispettosa della dignità umana, all’occorrenza i detenuti devono essere rilasciati.

Il caso riguardava un ex detenuto del Nord Reno-Westfalia, che ha vissuto 23 ore al giorno per 151 giorni in una cella di 8 mq con il gabinetto diviso da un paravento ma senza aerazione; con lui un secondo detenuto - sempre diverso. La doccia gli spettava solo due volte alla settimana, i suoi compagni di cella erano per lo più fumatori, sicché l’ambiente diventava un mix insopportabile di fumo, odori corporali e puzzo di gabinetto. La sua richiesta d’essere trasferito in una cella singola venne respinta. Date queste condizioni, l’uomo ha chiesto un risarcimento pecuniario alla Regione, ma senza successo. Ora, la Corte costituzionale federale gli ha dato ragione: le condizioni in cui ha vissuto giustificano la richiesta di un indennizzo.

Secondo i giudici di Karlsruhe, la superficie minima è di 6 - 7 metri quadrati per recluso. Qualora non sia possibile garantire una sistemazione umanamente dignitosa, si deve arrivare anche a liberare i detenuti. In certi casi, lo Stato ha il dovere “di rinunciare all’esecuzione della condanna”. I detenuti potrebbero quindi “richiedere l’interruzione, oppure il rinvio della pena”.
 
Anche la Germania va verso le liste di attesa come già alcuni paesi scandinavi?
 
In Italia invece tanta apatia nonostante che il nostro paese sia stato già più volte condannato dalla Corte di Strasburgo per le condizioni di detenzione non dignitose; una presa di coscienza della condizone nelle carceri forse sarebbe necessaria anche nella nostra giurisdizione.

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