mercoledì, maggio 16, 2007

Sanzioni penali CE:proposta della Commissione in materia di immigrazione

Sanzioni contro i datori di lavoro che impiegano cittadini di paesi terzi in posizione irregolare
Impiego: un fattore di richiamo per l'immigrazione illegale

Uno dei fattori che incoraggiano l'immigrazione illegale nell'Unione europea è la possibilità di trovare lavoro. La Commissione ha adottato oggi una proposta di direttiva per ridurre questo fattore di richiamo colpendo specificamente l'offerta di lavoro ai cittadini di paesi terzi che soggiornano illegalmente nell'UE. Partendo dai provvedimenti già esistenti negli Stati membri, scopo della proposta è garantire che tutti gli Stati membri indistintamente introducano – ed applichino effettivamente – sanzioni analoghe per i datori di lavoro che impiegano questi cittadini.

Un aspetto della politica europea globale d'immigrazione

La proposta si inserisce nella politica europea globale d'immigrazione: questo approccio interessa tutti gli stadi del fenomeno migratorio, è volto a sfruttare i vantaggi dell'immigrazione legale e include politiche di lotta contro l'immigrazione illegale e la tratta di esseri umani. Oltre alle due comunicazioni sulle dimensioni esterne dell'immigrazione, in via di adozione insieme a questa proposta, la Commissione intende presentare nel settembre 2007 due proposte di direttiva sulla migrazione legale e una relazione sull'integrazione.

Elementi principali della proposta

La proposta prevede sanzioni per i datori di lavoro, non per i lavoratori, e interessa non solo le persone fisiche o giuridiche che ne impiegano altre per l'esercizio delle loro attività, ma anche i privati cittadini quando agiscono in qualità di datori di lavoro.
Stabilisce poi, come misura preventiva, che i datori di lavoro, prima di assumere un cittadino di un paese terzo, siano tenuti a verificare che abbia un permesso di soggiorno o altra autorizzazione analoga. Le imprese avranno inoltre l'obbligo di presentare una notifica alle autorità nazionali competenti. Chi dimostrerà di avere adempiuto a tali doveri non sarà passibile di sanzioni.

Sarà invece passibile delle seguenti sanzioni chi impiega cittadini di paesi terzi in posizione irregolare senza avere svolto le necessarie verifiche preliminari:
- multe (compresi i costi del rimpatrio degli immigrati irregolari);
- rimborso di salari arretrati, tasse e contributi di sicurezza sociale, e
- se del caso, altre misure amministrative, inclusa la perdita di sovvenzioni (anche di finanziamenti UE) fino a cinque anni e l'esclusione da appalti pubblici, anch'essa fino a cinque anni.
Dato l'alto numero di subappalti in certi settori interessati come l'edilizia, tutte le imprese di una catena di subappalto saranno considerate solidalmente responsabili del pagamento delle sanzioni finanziarie imposte a un subappaltatore alla fine della catena che impiega immigrati irregolari.
Multe e altri tipi di sanzioni amministrative potrebbero però non essere un deterrente abbastanza forte per certi datori di lavoro. La Commissione propone quindi sanzioni penali per casi più gravi come:
- violazioni ripetute (tre in due anni);
- impiego di almeno quattro cittadini di paesi terzi in posizione irregolare;
- condizioni di particolare sfruttamento;- consapevolezza del fatto che il lavoratore è vittima della tratta di esseri umani.
La proposta prevede che gli Stati membri predispongano un efficace meccanismo che consenta ai cittadini di paesi terzi interessati di presentare denunce sia direttamente che tramite terzi come i sindacati o altre associazioni. Gli Stati membri dovrebbero inoltre rilasciare permessi di soggiorno per un periodo limitato - in funzione della durata dei procedimenti nazionali – ai cittadini di paesi terzi che siano stati vittime di particolare sfruttamento e che cooperino ad azioni penali contro i datori di lavoro.
Aspetto determinante dell'iniziativa è che le misure siano applicate effettivamente. Per questo la Commissione propone che gli Stati membri effettuino un numero minimo di ispezioni nelle imprese stabilite nei loro territori.
Le imprese che inviano cittadini di paesi terzi in un altro Stato membro per prestazioni di servizi saranno oggetto di controlli da parte dello Stato membro in cui l'impresa è stabilita, e non dello Stato membro in cui sono forniti i servizi.

Il valore di un approccio armonizzato a livello europeo

Dei 27 Stati membri dell'Unione europea, almeno 26 hanno già introdotto adeguate sanzioni e misure preventive, e 19 anche sanzioni penali. Varia considerevolmente, tuttavia, non solo il contenuto di queste norme, ma anche la combinazione delle misure applicate. L'efficacia dei provvedimenti esistenti dipende in larghissima misura dagli sforzi e dalle risorse destinate alla loro applicazione.
La direttiva proposta intende ridurre queste discrepanze fra le misure preventive, le sanzioni e le modalità d'applicazione esistenti nei vari Stati membri e apportare valore aggiunto:
- migliorando l'applicazione delle misure;
- creando condizioni di parità per le imprese;
- inviando un chiaro messaggio ai datori di lavoro e ai paesi terzi sull'azione dell'Europa contro l'impiego illegale.

Valutazione d'impatto

La proposta è accompagnata da una valutazione d'impatto che sarà pubblicata al seguente indirizzo web:
http://ec.europa.eu/governance/impact/cia_2007_en.htm
Per ulteriori informazioni sui lavori del vicepresidente Frattini si consulti il sito web:
http://www.ec.europa.eu/commission_barroso/frattini/index_de.htm

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